Sono nato il 24 marzo 1960 a Bergamo, dove vivo. Dal ’92 sono felicemente sposato con Cristina Parodi. Abbiamo tre figli: Benedetta e Alessandro, i più grandi, studiano lontano da casa, mentre Angelica frequenta il terzo anno del liceo classico.

Di me posso anzitutto dire che faccio politica da pochi anni. Ne ho fatta ai tempi del liceo – pure troppa, al posto di studiare latino e greco – poi la vita ha preso un altro corso.

Mi sono laureato in architettura; mentre studiavo ho fatto per alcuni anni il giornalista – convinto che quello sarebbe stato il mio mestiere – ma, come succede a tante persone, i casi della vita mi hanno condotto altrove.

A 24 anni sono approdato al magico mondo della tv, prima a Retequattro e poi a Canale 5. Lì ho lavorato per 17 anni, cominciando dai ruoli più semplici per arrivare a responsabilità di rilievo. A 29 anni sono diventato il responsabile dei palinsesti delle tre reti Mediaset, poi il Direttore di Canale 5, poi di Italia 1, poi di nuovo di Canale 5.

Una bella carriera, ma io non mi sentivo “arrivato”.

Ad un certo punto ho sentito la necessità di voltare pagina, di mettermi in gioco per provare a costruire qualcosa di nuovo e di “mio”. Nella primavera del 2001 è nata così Magnolia, la società di produzione alla quale ho dedicato dieci anni di lavoro e di vita. Non l’ho messa in piedi da solo, ma con due fantastiche professioniste, due amiche, Ilaria Dallatana e Francesca Canetta, con le quali ho trasformato un’idea in una realtà concreta che ha dato e dà lavoro a tante persone. Ci ho lavorato con passione, mettendocela tutta.

Poi è arrivato il 2011, e il mio percorso è cambiato di nuovo.

Il 2011 è stato un anno di grande preoccupazione e incertezza. I quotidiani titolavano “Fate presto”, la parola “spread” dominava i telegiornali, il nostro Paese sembrava una barca alla deriva. E’ stato in quel periodo che io ho deciso di impegnarmi nuovamente in politica, dopo gli anni lontani del liceo. Dico “ho deciso di impegnarmi”, ma in realtà non è l’espressione giusta, non è stata una decisione fredda. Ne ho sentito il bisogno. Ho sentito che non potevo continuare ad occuparmi solo di me, della mia famiglia, del mio lavoro. L’avventura di Magnolia era stata un successo ed ero nelle condizioni, certamente privilegiate rispetto a molti, di poter chiudere i miei impegni professionali e dedicarmi alla politica.

Gli americani usano l’espressione: “to give back”, che vuol dire “restituire”.

E’ questo che ho sentito. Avendo ricevuto molto, ho sentito il bisogno di restituire, mettendo a servizio della comunità, con passione, anche ciò che avevo imparato in tanti anni di lavoro. In quell’anno, il 2011, ho conosciuto Matteo Renzi. Ho condiviso da subito le sue idee di rinnovamento della sinistra e del Paese. Erano i tempi delle prime Leopolde, vissute con grande passione, delle primarie del 2012, perse di misura.

Sull’onda dell’entusiasmo sul finire di quell’anno mi candidai alle “parlamentarie” del PD, nella mia città, Bergamo. E l’esito fu una cocente, dolorosa ma quanto mai utile sconfitta. Utile: perché è dalle sconfitte che si impara di più e perché mi spinse ad impegnarmi per la mia città, in una dimensione della politica più pragmatica e certamente più adatta a me. Il primo passo è stata un’associazione, Innova Bergamo, che partiva dall’ascolto e dall’analisi per delineare concrete proposte di cambiamento e di miglioramento della città. Dall’associazione è sorta poi una lista civica e da qui è scaturita la decisione di candidarmi a sindaco.

Sarebbe facile dire che Bergamo era mal governata. Facile ma sbagliato.

Era una città discretamente amministrata dal centrodestra, e dove si viveva abbastanza bene. Ma era come seduta in quell’ “abbastanza” che a noi invece non basta. Nel 2014 abbiamo così proposto ai cittadini di Bergamo un deciso “cambio di passo” per rendere la città più dinamica, più attrattiva e più inclusiva, e su questa base abbiamo vinto le elezioni, sostenuti da un’ampia coalizione formata partiti (PD, PSI, IDV, SEL) e da liste civiche (Lista Gori, Patto civico, Moderati per Gori). E’ stato un successo insperato e bellissimo, soprattutto per come siamo riusciti a mobilitare cittadini di ogni estrazione e moltissimi giovani.

Questo succedeva tre anni e mezzo fa. Poi ci siamo messi al lavoro e, grazie ad una squadra particolarmente affiatata, abbiamo davvero cambiato – con i fatti – il clima della città.

Fare il sindaco è stata in questi anni un’avventura estremamente impegnativa (non ho mai lavorato così tanto!) ma estremamente gratificante.

Abbiamo dato avvio ad una serie di importanti trasformazioni, trovando destinazioni e risorse per alcune aree strategiche ed opere che la città attendeva da molti anni. Abbiamo lavorato sui quartieri, dalla rivitalizzazione del centro a quelli della periferia, cui abbiamo indirizzato gran parte degli investimenti in opere pubbliche. Abbiamo rafforzato la rete di coesione sociale, attraverso i servizi destinati alle persone più fragili e sollecitando la partecipazione attiva dei cittadini alla vita dei quartieri. Ci siamo occupati con particolare impegno del problema della ludopatia, varando norme per il contenimento del gioco d’azzardo che hanno fatto scuola in tutta Italia. Abbiamo puntato sulla cultura per rilanciare l’immagine e l’attrattività turistica della città, con ottimi risultati. Abbiamo avviato una nuova politica della mobilità sostenibile e investito sull’ambiente, a partire dalla valorizzazione delle aree verdi urbane e periurbane, anche attraverso il sostegno dell’agricoltura locale. Abbiamo cercato di rendere Bergamo una città più amica dei giovani, rafforzando l’alleanza con l’Università e con le scuole. Abbiamo affrontato con serietà l’impegno dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Abbiamo messo un impegno speciale per assicurare la sicurezza dei nostri cittadini, registrando una costante riduzione dei reati.

Insomma, ci siamo davvero dati da fare. E i risultati si sono visti.

Anche fuori dai confini di Bergamo. Il 6° posto nella classifica italiana delle Smart City, il 3° per sviluppo economico e per innovazione, il 5° per mobilità sostenibile, sono l’espressione più recente di un dinamismo pienamente ritrovato, che nell’ultimo anno si è tradotto il oltre 2 mila nuovi posti di lavoro.

Credo che la proposta di candidarmi alla Presidenza della Regione Lombardia, arrivata da tante parti, da amici di tutta la regione, nasca da qui, da ciò che abbiamo fatto a Bergamo, e sia quindi un riconoscimento da condividere con i miei “soci” (gli assessori in primo luogo) e tutti i collaboratori del Comune. Con lo stesso impegno, sapendo che la scommessa è ancora più impegnativa e che le ricadute potranno essere ancora più positive per la vita di tante persone, mi accingo a questo nuovo impegno, e mi metto in marcia verso le elezioni regionali della prossima primavera.

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